7 donne sono state uccise negli ultimi 10 giorni.

Mentre i femminicidi continuano a consumarsi davanti ai nostri occhi, nelle nostre città, nelle nostre strade e nei nostri palazzi che responsabilità ha ognuno di noi e che responsabilità hanno i media nella narrazione?

I femminicidi sono sempre stati trattati come fatti di cronaca nera isolati e privati, prima trasformati in fiction e poi minimizzati.
Ogni uomo che commette femminicidio è un uomo che non ha attenuanti, eppure non si legge mai nelle narrazioni giornalistiche dei casi di violenza contro le donne che l’assassino è un assassino. Non si dice di lui che è un uomo che odia le donne, una persona violenta o uno stupratore. Si narra del “bravo ragazzo conosciuto da tutti” o del “buon padre di famiglia” che per un improvviso raptus di gelosia o per un attimo di follia ha deciso di togliere la vita ad un’altra persona, ad una donna.

Mentre si chiede continuamente alle donne di denunciare, nessuno chiede agli uomini di smettere di uccidere. Assurdo, no?

La violenza contro le donne è un fatto pubblico che coinvolge tutti. Un fattore culturale che non si consuma solo all’interno delle mura domestiche.
Per ricercarne le cause occorrerebbe partire dalla nostra società e per produrre il cambiamento smantellare la cultura maschilista e patriarcale che ci soffoca ancora troppo.

Ma come si può intervenire sulla cultura? Partendo dal linguaggio.
Perché il linguaggio è un’arma e non è vero che valgono molto di più le intenzioni.
Esso è la terra su cui poi con il tempo si ramificano stereotipi e pregiudizi.

Utilizzare le parole giuste è molto importante , per questo:
I mass media devono cambiare linguaggio.
Le istituzioni devono cambiare linguaggio.
Ognuno di noi deve cambiare linguaggio. E qui entra in gioco la responsabilità individuale.

“era una poco di buono”
“stai zitta”
“che donna con le palle”
Sono solo la più piccola parte delle frasi che non vogliamo sentire più.

Non esiste un MA o un PERÓ dinanzi alla morte di una donna vittima di violenza.
Ogni donna è libera.
Ogni donna è stanca di sentire in televisione che dietro un femminicidio debba esserci sempre una giustificazione.
Basta.

2 pensieri su “Femminicidio: linguaggio e cultura

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