Click! Ed ecco aggiunto un nuovo amico su Facebook.

Internet ci ha resi forse più superficiali e pigri perché ci ha dotati della piena coscienza che, in ogni momento, basta un semplice colpo sul tasto per trovare ciò di cui abbiamo bisogno, perfino un amico!

E così, appare evidente che le relazioni sociali mutano divenendo fragili e dunque facilmente distruttibili, magari per un mi piace mancato o per un post non condiviso!

La verità, a mio avviso, sta nella superficialità con cui ci si relaziona e nell’incapacità di ascoltare l’altra persona. Quante volte, avete posto la fatidica domanda “come va?” senza ascoltare realmente la risposta, solo per portare avanti una conversazione che altrimenti si sarebbe conclusa fin dal saluto?

E quante altre volte vi siete confidati con una persona che invece di aiutarvi a risolvere il vostro problema ha spostato l’attenzione sul proprio ego raccontando un’analoga esperienza per poter finalmente parlare di sé stessa?

Credo abbiate fatto esperienza diretta di questi accadimenti, o meglio, di queste comunicazioni caratterizzate da una forte incapacità di ascolto. Forse troppe volte.

Così sorgono sempre più monologhi e pochi dialoghi, cala la voglia di recepirsi.

I pochi dialoghi messi in campo si immiseriscono e i confronti di idee si azzerano.

Sfrecciamo tweet, scorriamo storie ma quanto ci soffermiamo su ciò che abbiamo appena visto o letto? Siamo così veloci e superficiali che non spendiamo un centesimo del nostro tempo neppure per leggere un pensiero su cui un nostro ‘amico’ ha tanto riflettuto. Perché corriamo? Abbiamo bisogno di arrivare primi? E che senso ha arrivare in cima vuoti e vinti dalla passività?

Leghiamo i nostri rapporti ai numeri e non alla qualità. 500 amici virtuali e 5 amici reali. Allora mi chiedo, se un amico è un numero e con un semplice click posso rimuoverlo, il problema a livello sociale è sottinteso, no?

Il primo articolo sul BLOG non si scorda mai!

Ho riflettuto a lungo sul tema da trattare per inaugurare il sito. Così, questa notte, poggiando la testa sul cuscino e chiudendo gli occhi mi son chiesta: << Tu Sofia, cosa vorresti leggere? >>. Ho realizzato a quel punto che non potevo iniziare a scrivere del 2021 senza aver ragionato prima sull’anno che ci ha appena lasciati.

Ed eccoci, allo scoccare del pomeriggio del tre Gennaio 2021 a ricordare alcuni momenti dell’ormai trascorso 2020.

La natura è stata protagonista.

Siamo rimasti increduli dinanzi alla stagione degli incendi boschivi in Australia, dei cieli arancioni, dell’alluvione in Indonesia, dei temporali in Brasile e del terremoto in Turchia.

L’America ha cambiato volto.

Abbiamo vissuto il rischio di una Terza Guerra Mondiale tra Stati Uniti ed Iran. Siamo passati dall’uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani, all’assoluzione del Presidente Donald Trump per la condanna di “abuso di potere”, alla caduta dello stesso Trump con il trionfo di Biden.

Crudeltà, ingiustizia e indifferenza sono piombate di colpo nel nostro anno.

Con occhi attoniti abbiamo osservato gli sguardi indifferenti degli assassini di Willy e con qualche lacrima sul volto abbiamo detto addio all’animo puro ed innocente di questo ragazzo di 21 anni.

Ci ha spiazzati la notizia dell’incidente in cui, Kobe Bryant, la leggenda del Basket, ha perso la vita insieme alla piccola Gianna.

Abbiamo assistito all’emozione dei familiari di Silvia Romano nel giorno della sua liberazione; alla disperazione, per mesi e mesi, dei familiari dei 18 pescatori di Mazara del Vallo e ai ritrovati abbracci avvenuti dopo il loro rilascio qualche giorno prima del Natale; alla notizia del prossimo ritorno in Italia di Chico Forti; all’attuale ingiustizia non risolta di Patrick Zaky, studente a Bologna, incarcerato in Egitto per le sue idee.

Negli ultimi dodici mesi, noti personaggi del mondo della cultura, dello spettacolo, dello sport e dell’imprenditoria ci hanno lasciati; da Emanuele Severino a Paolo Guerra, da Ezio Bosso a Ennio Morricone, da Nedo Fiano a John Lewis, da Arrigo Levi a Sean Connery, da Jole Santelli a Lucille Bridge, da Gigi Proietti a Stefano D’Orazio, da Diego Armando Maradona a Paolo Rossi, da Kelly Preston a Stella Tennant e molti altri ancora.

Anno di troppi incidenti mortali.

Anno di cronaca feroce.

Dal parricidio di San Biagio, al matricidio di via Bertuccioni, all’omicidio-suicidio di via Piacenza dove un uomo ha ucciso la fidanzata prima di lanciarsi nel vuoto.

La pandemia da coronavirus ci ha resi ansiosi, incerti, spaesati.

Abbiamo vissuto l’incredulità dinanzi alla comunicazione del governo cinese dello scoppio di un’epidemia di Covid-19, capace di provocare gravi polmoniti, nella provincia cinese di Wuhan; da lì il timore per i primi casi allo Spallanzani e a seguito l’agghiacciante immagine dei camion militari che trasportavano le bare a Bergamo;

Siamo stati catapultati in una nuova realtà caratterizzata dall’eco ridondante di parole nuove a noi come: mascherina, lockdown, distanziamento sociale, quarantena, auto quarantena, infodemia, contact tracing, emergenza sanitaria, pandemia, coprifuoco, contagio, tamponi…

Abbiamo sofferto, ci siamo sentiti fragili, soli e impotenti.

Nella drammaticità del periodo la solidarietà si è risvegliata. Flash mob dai balconi per farsi coraggio, manifesti di speranza e applausi al personale sanitario.

Medici ed infermieri stanchi e provati che per dovere e passione hanno sofferto nei reparti e nelle intere strutture per l’assistenza di persone colpite. Sono più di 200 i medici caduti nel corso dell’epidemia di Covid-19.

Infine, l’emozione di claudia, la prima vaccinata in Italia, e la dedica di Omar, operatore sociosanitario, che con un grosso nodo in gola ha dedicato il vaccino a chi purtroppo non c’è più.

Con questo ‘collage scritto’ del 2020 posso chiudere un capitolo ed iniziarne a scrivere uno nuovo. Carica di speranza mi accingo così a raccontare, nei prossimi giorni, il tanto desiderato 2021.